Perché ho scelto di tornare all’essenziale
Perché ho scelto di tornare all’essenziale
(Clicca il video qua sotto per ascoltare l'articolo direttamente da Siddharta AudioBlog)
Fermarsi: l’inizio di ogni ricerca
Ci sono momenti nella vita in cui non serve aggiungere qualcosa.
Serve fermarsi.
Fermarsi davvero.
Fare silenzio.
E iniziare ad ascoltare ciò che, da tempo, sta già parlando dentro di noi.
Via della Quiete nasce da questo gesto semplice e radicale.
Nasce da una ricerca personale, da una fatica, da una domanda che a un certo punto non ho più potuto ignorare:
è possibile comprendere la sofferenza e smettere di esserne trascinati?
l’Osservazione di sé Come Primo Passo
Dopo l’adolescenza, la pratica dell’osservazione è entrata lentamente ma in modo profondo nella mia vita quotidiana.
Osservare cosa accadeva dentro di me.
Osservare le sensazioni del corpo.
Osservare i pensieri, le reazioni, le emozioni.
All’inizio non cercavo risposte definitive.
C’erano solo domande.
Perché sento questo?
Perché alcune situazioni mi fanno soffrire così tanto?
Perché, nonostante l’impegno, torno spesso alla confusione?
Era una ricerca senza una direzione precisa, ma già orientata verso qualcosa di essenziale: comprendere me stesso dall’interno.
Taoismo, Yoga e una Ricerca Ancora Incompleta
Nel mio cammino ho incontrato diverse tradizioni.
Una delle prime esperienze forti è stata l’incontro con il taoismo, in India, attraverso la lettura del Tao Te Ching.
Poi sono arrivati lo yoga, le prime meditazioni, alcuni ritiri.
Esperienze preziose, che mi hanno dato molto, ma che lasciavano sempre una sensazione sottile di incompiuto.
Sentivo che mancava qualcosa.
Una struttura.
Una direzione chiara.
Un insegnamento capace di portarmi davvero in profondità.
Crescendo in Occidente, il cristianesimo era molto presente, ma non riuscivo a trovare un linguaggio che parlasse davvero alla mia esperienza interiore. Così la ricerca è proseguita altrove, soprattutto nelle tradizioni orientali.
Australia e l’Incontro con la Meditazione Vipassana
Nel 2019 mi trovavo in Australia per lavoro, occupandomi di agricoltura e permacultura.
Dopo mesi molto intensi in farm, sentii il bisogno di staccare.
Quasi per caso cercai un ritiro di meditazione nei dintorni e trovai un centro Vipassana.
Dieci giorni di silenzio.
Dieci giorni di meditazione dalle dieci alle dodici ore al giorno.
Fu un’esperienza intensa, a tratti difficile, ma profondamente trasformativa.
Per la prima volta entrai in contatto diretto con gli insegnamenti di Siddharta Gautama, e qualcosa dentro di me riconobbe immediatamente quel linguaggio come vero, essenziale, umano.
Tornato alla vita quotidiana, però, quell’esperienza iniziò lentamente a sbiadire.
La pratica continuò, ma in modo discontinuo, tra altri ritiri, yoga e momenti di confusione.
Il Ritorno alla Pratica e una Nuova Domanda
Alla fine del 2024 partecipai a un nuovo ritiro Vipassana, questa volta in Italia.
Con un’intenzione molto chiara: andare in profondità.
Da quell’esperienza emerse una domanda nuova, più matura:
posso conoscere davvero ciò che il Buddha ha insegnato?
Non frasi ispirazionali.
Non citazioni.
Non simboli.
Ma l’insegnamento reale.
L’incontro con il Canone Pāli
Questa domanda mi portò al Canone Pāli, la più antica raccolta dei discorsi attribuiti al Buddha.
Scoprii che oggi questi testi sono disponibili anche in lingua italiana e iniziai a leggerli, a studiarli, a portarli nella pratica.
Non si aprì una porta.
Si aprì un portone.
Conferme, Chiarezza e Direzione
Leggendo questi testi accaddero due cose molto chiare.
Da una parte trovai conferme profonde del percorso che avevo già fatto.
Dall’altra incontrai insegnamenti che colmavano lacune, portavano ordine e davano una direzione precisa.
Per la prima volta la meditazione non era più solo esperienza, ma comprensione.
Non più qualcosa da fare, ma qualcosa da vivere con consapevolezza.
Quando Anche il Fare Diventa Sofferenza
Negli stessi anni lavoravo intensamente nel mondo dell’agricoltura rigenerativa.
Un progetto nobile, importante, che sentivo come necessario per il pianeta.
Ma lentamente mi ero incastrato.
Desiderio.
Attaccamento.
Pressione.
Aspettative.
Tutta la mia energia era assorbita dal fare, dal costruire, dal produrre.
Mi ritrovavo spesso a fissare il vuoto, chiedendomi cosa volessi davvero.
Togliere Invece di Aggiungere
La risposta non fu aggiungere altro.
Fu togliere.
Togliere tempo al fare.
E restituirlo alla ricerca.
Restituirlo alla pratica.
Da lì qualcosa ha ricominciato a respirare.
La Nascita di Via della Quiete
Via della Quiete nasce così.
Prima di tutto come un atto di ricordare.
Ricordare ciò che conta.
Ricordare perché si pratica.
Ricordare che il Dhamma va nutrito ogni giorno.
Solo dopo nasce il desiderio di condividere.
Condividere meditazioni.
Condividere riflessioni.
Condividere insegnamenti.
Non per insegnare qualcosa a qualcuno, ma per camminare insieme.
Un Sentiero Possibile, Qui e Ora
Il cuore di questo progetto è semplice e radicale:
comprendere la sofferenza, la sua origine, la sua cessazione e il sentiero che conduce alla liberazione.
Un sentiero che, come dice il Buddha, è buono all’inizio, buono a metà e buono alla fine.
Se senti anche tu il bisogno di fermarti, di ascoltare e di comprendere,
Via della Quiete è uno spazio aperto.
Non promette soluzioni.
Offre un cammino.
Se vuoi approfondire questo percorso di studio e pratica, trovi tutti i contenuti del progetto su Via della Quiete, qui:
SITO: www.viadellaquiete.com
Commenti
Posta un commento