PT1 - Il PRIMO Insegnamento di Siddharta Gautama (IL BUDDHA)
La Messa in Moto della Ruota del Dhamma
Il Primo Insegnamento del Buddha e l’invito a Evitare gli Estremi
(Clicca il video qua sotto per ascoltare l'articolo direttamente da Siddharta AudioBlog)
“Questi due estremi, o bhikkhu, deve evitare l'asceta”
Con queste parole inizia uno dei testi più importanti dell’insegnamento del Buddha: il Dhammacakkappavattana Sutta, il Sutta della Messa in Moto della Ruota del Dhamma.
Siamo a Isipatana, nel Parco delle Gazzelle, nei pressi di Baranasi.
Il Buddha si rivolge a cinque bhikkhu, gli stessi con cui aveva praticato un’ascesi estremamente dura, fatta di rinunce e mortificazioni del corpo.
È a loro che rivolge il suo primo insegnamento pubblico.
E la prima cosa che dice non è una teoria, non è una promessa, non è una spiegazione filosofica.
È un’indicazione pratica, diretta, essenziale.
I Due Estremi da Evitare
Il Buddha afferma che esistono due estremi che chi percorre la via dovrebbe evitare.
Il primo estremo: il piacere dei sensi
È l’estremo legato alla ricerca continua del piacere.
Piaceri fisici, sensoriali, emotivi.
Esperienze, stimoli, conferme.
Nel sutta questo estremo viene descritto come qualcosa di basso e dannoso.
Non perché il piacere in sé sia sbagliato, ma perché, quando non è conosciuto, diventa attaccamento.
E l’attaccamento, prima o poi, porta sofferenza.
Se guardiamo alla società di oggi, questo estremo è molto presente.
Viviamo in un mondo in cui il piacere è facilmente accessibile: cibo, intrattenimento, relazioni, esperienze.
Eppure, sotto questa abbondanza, spesso c’è una sensazione sottile di insoddisfazione.
Una fame che non si placa.
Il secondo estremo: l’automortificazione
Al tempo del Buddha, l’automortificazione era soprattutto fisica.
Digiuni estremi, privazioni, pratiche severe per “andare oltre il corpo”.
Oggi questo estremo ha cambiato forma.
È meno visibile, ma non per questo meno potente.
Si manifesta soprattutto a livello mentale.
Ogni volta che:
-
non ci sentiamo abbastanza
-
ci svalutiamo
-
pensiamo di valere solo se produciamo
-
misuriamo il nostro valore in base a quanto facciamo
stiamo praticando una forma di automortificazione interiore.
È una violenza silenziosa, spesso normalizzata, che genera sofferenza continua.
La Via di Mezzo
Evitando questi due estremi, dice il Buddha, si apre una terza possibilità.
Una via diversa.
La Via di Mezzo.
Non è un compromesso.
Non è “un po’ di piacere e un po’ di mortificazione”.
È una via che nasce dalla comprensione profonda della sofferenza e delle sue cause.
Il Buddha descrive questa via come una via che:
-
conduce alla chiara visione
-
porta alla calma
-
apre alla conoscenza profonda
-
conduce al risveglio
-
sfocia nel Nibbāna, inteso come un sereno disincanto, una liberazione interiore
La Via di Mezzo è un cammino di equilibrio, ma non di superficialità.
È un equilibrio fondato sulla consapevolezza.
Il Nobile Ottuplice Sentiero
Questa Via di Mezzo prende una forma concreta:
il Nobile Ottuplice Sentiero.
Otto aspetti, interconnessi tra loro:
-
retta visione
-
retta intenzione
-
retta parola
-
retta azione
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retti mezzi di sostentamento
-
retto sforzo
-
retta consapevolezza
-
retta concentrazione
Non sono comandamenti.
Non sono regole morali imposte dall’esterno.
Sono direzioni di addestramento.
Indicazioni per osservare come pensiamo, come parliamo, come agiamo nel mondo.
Il Buddha chiarisce fin da subito che gli estremi non vivono solo nelle azioni esteriori.
Vivono soprattutto nella mente.
Nel desiderare continuamente.
Nel giudicarsi.
Nel svalutarsi.
Nel nutrire pensieri di bramosia o di avversione.
È da lì che nasce il movimento che poi si manifesta nelle parole e nelle azioni.
La Base di Tutto il Cammino
Non è un caso che il Buddha inizi proprio da qui.
Prima ancora di parlare delle Quattro Nobili Verità, stabilisce il terreno:
se non riconosciamo gli estremi, non può esserci un vero cammino.
La Via di Mezzo è la base.
È l’invito a smettere di oscillare tra opposti e iniziare a guardare la realtà con chiarezza.
Da questa chiarezza, nel sutta, il Buddha passa subito a esporre le Quattro Nobili Verità.
Ed è da qui che proseguiremo.
Nell’articolo successivo entreremo nella Prima Nobile Verità:
la verità della sofferenza, osservata senza fuga e senza negazione.
Se vuoi approfondire questo percorso di studio e pratica, trovi tutti i contenuti del progetto su Via della Quiete, qui:
SITO: www.viadellaquiete.com
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