Via della Quiete - Il mio incontro con Siddharta Gautama (Il Buddha)

Via della Quiete nasce da una domanda semplice, ma radicale:

Quali sono davvero gli insegnamenti che stanno dietro alla figura del Buddha?

Mi chiamo Eros e questo progetto prende forma da una necessità personale, maturata nel tempo.

Dopo anni di pratica yoga, ritiri di meditazione, percorsi di crescita personale e spirituale, mi sono accorto di una cosa molto chiara: 

la figura del Buddha era ovunque… ma il suo insegnamento, quello originario, rimaneva spesso sullo sfondo.

Vedevo statue, immagini, simboli del Buddha in tutti i centri olistici e sale yoga
Ma mi chiedevo: "che cosa ha insegnato davvero Siddharta Gautama, il Buddha storico?"
Quali parole ha pronunciato?
Che tipo di visione della realtà ha trasmesso?

Da questa domanda è nata Via della Quiete.


Il bisogno di tornare alla fonte

Il punto di partenza è stato il desiderio di comprendere gli insegnamenti di Siddhartha Gautama, il Buddha storico, non come icona spirituale, ma come essere umano che ha indicato un sentiero molto concreto.

Inizialmente non avevo idea della vastità del materiale esistente. Non sapevo quanti testi ci fossero, né come fossero organizzati. Poi, andando più a fondo, ho scoperto l’esistenza del Canone Pāli: la più antica raccolta degli insegnamenti del Buddha, trasmessa oralmente per secoli e poi messa per iscritto.

Il Canone è suddiviso in tre grandi “canestri”:

  • uno dedicato alla disciplina,

  • uno ai discorsi,

  • uno agli insegnamenti sistematici.

Io ho iniziato dal secondo canestro, quello dei discorsi, in particolare da una raccolta di discorsi di media lunghezza. Non perché fosse la scelta migliore, ma perché sentivo il bisogno di iniziare da qualche parte.

(per approfondire la suddivisione del canone pali ti consiglio questo sito: www.canonepali.net)


Cosa ho trovato negli insegnamenti

Fin dalle prime letture mi sono accorto che gli insegnamenti del Buddha rispondevano a qualcosa di molto profondo dentro di me.

La prima parola che mi viene è chiarezza.
I testi del Canone Pāli hanno una struttura ripetitiva, perché nascono da una tradizione orale. Ma proprio questa ripetizione diventa uno strumento: ogni passaggio torna, si ripresenta, cambia leggermente prospettiva… e qualcosa, dentro, si chiarisce.

Ho avuto spesso la sensazione che aspetti già presenti in me, ma confusi, iniziassero a prendere forma. Non perché mi venisse insegnato qualcosa di astratto, ma perché ciò che leggevo era incontestabile nella sua semplicità. A volte persino ovvio. E proprio per questo potente.

Un altro aspetto fondamentale è il distacco dall’idea di religione.
Negli insegnamenti di Siddharta Gautama, il Buddha non ho trovato dogmi, né richiami a un Dio o a un’anima eterna. Ho trovato invece un approccio estremamente pragmatico, universale, applicabile all’esperienza diretta di chiunque.


Un insegnamento vivo

Un elemento che per me è stato decisivo nella scelta di questo percorso è questo: il Dhamma è vivo.

Non è un insegnamento chiuso in un libro. Attorno al Canone Pāli esiste una tradizione viva di studio, commentari, praticanti, monaci e laici che continuano a interrogarsi, chiarire, approfondire. Quando qualcosa non è immediatamente comprensibile, c’è sempre qualcuno che ha già fatto quel tratto di sentiero e può aiutarti a vedere meglio.

Questo rende il percorso umano, accessibile, reale.


Perché non mi bastavano altri percorsi

Nel mondo occidentale della crescita personale e ricerca spirituale ho incontrato moltissime proposte valide. Corsi, ritiri, pratiche, insegnanti. Tutto interessante, ma spesso frammentato.

Sentivo la mancanza di un sentiero unitario, di una struttura coerente che tenesse insieme mente, esperienza, pratica quotidiana.
Altri percorsi – come il cristianesimo o lo yoga – hanno basi profondissime, ma nella forma in cui oggi sono diffusi non riuscivo a sentirmi pienamente a casa.

Negli insegnamenti del Buddha ho iniziato invece a vedere un cammino delineato, passo dopo passo. Non promesse, ma indicazioni. Non fede cieca, ma osservazione diretta.


L’esperienza della Vipassanā e il bisogno di approfondire

Due ritiri di Vipassanā di dieci giorni hanno segnato profondamente il mio percorso: uno in Australia nel 2019, uno in Italia nel 2024. Esperienze intense, trasformative.

Eppure, una volta tornato alla vita quotidiana, sentivo che mancava qualcosa:
studiare, masticare l’insegnamento, portarlo nel quotidiano, nel cervello, nel corpo, nella vita di tutti i giorni.

Perché la pratica senza comprensione rischia di diventare meccanica.
E la comprensione senza tempo e pratica non si radica.

(qua il link per il centro in Vipassana Italia https://atala.dhamma.org/it/)


L’obiettivo di Via della Quiete

Via della Quiete nasce quindi con un intento molto semplice ma profondo:

  • studiare il Canone Pāli (nelle traduzioni italiane disponibili),

  • comprenderlo, digerirlo, riassumerlo,

  • metterlo in pratica nella vita quotidiana,

  • e condividerlo, senza pormi come maestro, ma come essere umano in cammino.

La condivisione avviene in due modi:

  • attraverso video online,

  • e attraverso incontri in presenza, qua nella Sala Meditazione di Via della Quiete.

Condividere non per insegnare, ma per camminare insieme, portando avanti il Dhamma nel nostro piccolo.


Un cammino che sento vero

Via della Quiete è un progetto in divenire.
Non so dove porterà, ma so che il cammino che ho intrapreso lo sento vero, vivo, benefico. Per me, e – forse – anche per chi deciderà di camminare un tratto insieme.

Questo blog nasce proprio da qui:
dallo studio, dalla parola detta, dalla scrittura come atto di comprensione.

Al prossimo passo.
Con quiete.



Se vuoi approfondire questo percorso di studio e pratica, trovi tutti i contenuti del progetto su Via della Quiete, qui:

SITO: www.viadellaquiete.com

YOUTUBE: https://www.youtube.com/@ViadellaQuiete169

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